Assoturismo Bergamo: il turismo un giro d'affari da 2 miliardi di euro

II turismo a Bergamo ha smosso 1,9 miliardi di euro in un solo anno. Più di Brescia (1,8 miliardi) e di tutte le altre città lombarde, seconda solo a Milano che spicca nella classifica con 43 miliardi prodotti dalle imprese legate al mondo del turismo. Bergamo dunque incide nel giro d'affari dei Comuni turistici in Lombardia, che vale circa 49 miliardi di euro in un anno e 53 mila imprese.
 
Sono i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Registro Imprese, Aida - Bureau Van Dijk e su Istat, prendendo come database di partenza i numeri dei bilanci presentati dalle aziende impegnate nel turismo nel corso del 2016.
 
Uno studio a livello nazionale da cui emerge che oltre il 70% del business è assorbito dalla Lombardia, seguita dal Lazio (circa 20 miliardi), Veneto (circa 14 miliardi), Toscana (9 miliardi) ed Emilia Romagna (7 miliardi). 
 
Secondo i dati Istat, Brescia è la provincia con più località turistiche della regione (35), seguita da Bergamo (19). Il Comune capoluogo è l'unico censito come «Città d'arte» nella lista. C'è Lovere, unica località lacuale e diverse località termali: Gaverina Terme, Sant'Omobono Imagna, Trescore Balneario e San Pellegrino Tenne. Ci sono poi una serie di Comuni della categoria «località montane»: Ardesie, Castione della Presolana, Clusone, Foppolo, Gromo, Oltre il Colle, Piazzatorre, Schilpario, Selvino, Serina, Valbondione, Valleve e Vilminore di Scalve.
 
A ricavare maggiori profitti dal turismo in Regione Lombardia sono le città d'arte che, con 46 miliardi di euro, «producono» la quasi totalità dell'indotto (49,3 miliardi). Sono seguite dalle località lacuali, con 1 miliardo di euro e quelle termali (965.374.427 euro). Secondo l'elaborazione della Camera di commercio, le località «collinari», con 376.023.132 euro, fanno meglio di quelle montane, all'ultimo posto nella «redditività» delle imprese, con 274.592.482 euro. Il numero di attività La Camera di commercio ha fatto un'analisi sul numero di imprese attive nei Comuni turistici lombardi per provincia.
 
A Bergamo emerge una variazione lievemente negativa sul numero di attività: dal 2013 al 2018 c'era stato un aumento dello 0,5%, ma nel corso di un anno, dal 2017 al 2018, la differenza tra aperture e chiusure di attività è risultata di - 0,8%. Al 31 marzo 2018 erano 3.568 le imprese attive nel settore del turismo: 1.700 nel commercio al dettaglio, 1.341 nei servizi di ristorazione, 192 negli alloggi, 189 nelle attività sportive, di intrattenimento e divertimento, 37 nel noleggio autoveicoli e biciclette, 16 nel servizio biglietterie, prenotazione guide turistiche e 2 stabilimenti termali.
 
Il dato non può che essere commentato con entusiasmo dalle associazioni di categoria del territorio: «Leggo positivamente il dato che vede Bergamo avanti a Brescia - commenta Cesare Rossi, responsabile area turismo Confesercenti Bergamo -. Ciò sta a significare una riscoperta delle bellezze della nostra città, in primis l'Accademia Carrara, ne sono una prova i numeri molto positivi che sta registrando l'iniziativa avviata sul restauro del dipinto che è stato recentemente ritrovato del Mantegna».
 
«Cè voglia di investire» Rossi evidenzia un certo fermento imprenditoriale. E non solo in città: «Dal mio osservatorio vedo voglia di investire sul territorio da parte di giovani imprenditori e non solo - rimarca il responsabile turismo Confesercenti -. C'è una riscoperta delle nostre montagne, dopo un periodo in cui evidentemente erano state dimenticate: i rifugi sono diventati una meta di moda e sono molto richiesti. È cambiato il modo di vivere la vacanza anche da parte dei bergamaschi. Un tempo si passava il periodo estivo in appartamenti presi in affitto e si viveva la singola località, oggi invece si è alla ricerca di esperienze, dove lo sport la fa da padrone. Penso alle escursioni notturne ai rifugi nelle valli che generano un indotto positivo anche sulle micro-attività montane. Resta un aspetto su cui ancora si deve lavorare: migliorare la rete viaria del territorio».
 
stralcio da Eco di Bergamo