Confesercenti Sicilia: no alla tassa di soggiorno ad Agrigento

Tassa di soggiorno, Confesercenti: "Non servirà al turismo, ma alle casse comunali"Vittorio Messina: "Serve definire con associazioni ed operatori del sistema turistico dove investire i proventi dell' imposta, creare un tavolo di coordinamento ed impiegare i proventi in promo-commercializzazione".

 

"Non basta spostare il mezzo busto di Pirandello da una parte all' altra della città per aumentare l' appeal del luogo nei confronti dei visitatori italiani e stranieri. Serve altro". 

 

Lo scrive Confesercenti che ribadisce il suo secco "no" alla tassa di soggiorno che entrerà in vigore a partire dal prossimo 15 luglio.

 

"E' una decisione - sottolinea il presidente di Confesercenti Sicilia Vittorio Messina - che non nasce dall' esigenza di reperire risorse da mettere a disposizione del settore turistico per migliorare l' attrattività della città in termini di servizi a chi soggiorna ad Agrigento, bensì una scelta necessaria per fare cassa e offrire ristoro alle casse comunali.

 

Il tutto, e questo è l' aspetto più grave per un governo locale che evocail protagonismo civico, è stato deciso - incalza - senza consultare le associazioni di categoria, come dimostrano le decisioni assunte dalla commissione consiliare che ha stabilito le nuove tariffe per i taxi unilateralmente prevedendo maggiori costi a scapito dei turisti che alloggiano nelle strutture alberghiere del territorio".

 

"Come abbiamo dichiarato dopo la votazione favorevole alla tassa da parte del consiglio comunale - aggiunge Messina - pur essendo completamente contrari alla tassa di soggiorno chiediamo almeno che quando si tratta di applicare ulteriori imposte che si vanno a sommare alla già pesante pressione fiscale, è molto importante almeno adottare tariffe contenute e modalità di gestione semplificate ed eque, che non ostacolino la promozione turistica.

 

Anzi, occorre far percepire e rendere evidente ai turisti e agli imprenditori che i proventi dell' imposta vengono investiti direttamente nel settore. Come è noto Confesercenti è da sempre contraria a questa imposta a carico del settore turistico, soprattutto perchè spesso non è specificato in quale modo il ricavato dell' imposta venga utilizzato dagli enti locali: nonostante infatti esista un 'vincolo di destinazione' dei proventi, è altrettanto vero che i Comuni non sono obbligati a fornire il' rendiconto d' utilizzo' non esistendo, a tale proposito, nessun vincolo contabile specifico.

 

Riproponiamo, dunque, una sorta di vademecum che indica all' amministrazione comunale ed a operatori l' iter da seguire prima di introdurre l' imposta di soggiorno, al fine di limitarne i danni.

 

Serve definire con le associazioni/operatori del sistema turistico dove investire i proventi dell' imposta; creare un tavolo di coordinamento locale che si riunisca periodicamente; impiegare i proventi dell' imposta in modo prevalente nell' ambito di azioni di promo-commercializzazione turistica e di eventi generatori di flussi turistici.

 

Impiegare la restante parte degli introiti a sostegno delle strutture ricettive e per la qualità della destinazione turistica; Fornire ogni anno - alla comunità turistica - un preciso rendiconto circa l' utilizzo dei proventi dell' imposta; comunicare agli ospiti, sempre, che vi è l' imposta di soggiorno e quantificarla; comunicare agli ospiti, al loro arrivo, dove saranno investiti i loro soldi; ringraziare gli ospiti per aver contribuito alla bellezza della città, alla loro partenza, e chiedere anche a loro quali nuovi servizi si aspettano; comunicare l' introduzione dell' imposta di soggiorno almeno un anno prima, per essere in linea con la loro programmazione".

 

stralcio da www.agrigentonotizie.it